CONTRO LA TORTURA NECESSARIA UNA LEGGE IN ITALIA

PUBBLICATO DAL SETTIMANALE LEFT IL 10 OTTOBRE 2008
Data: 
10 OTTOBRE 2008
Pubblicazione: 
PUBBLICATO DAL SETTIMANALE LEFT IL 10 OTTOBRE 2008
Autore: 
LUISA MORGANTINI

L'uso della tortura e ogni trattamento umiliante e degradante  rappresentano la negazione e la distruzione di tutti i diritti umani. La tortura è sempre e ovunque inaccettabile, dall'Iraq a Israele alla Palestina, dalla Cina all'Africa a Guantanamo, eppure migliaia di persone in circa 100 paesi al mondo ne sono ancora vittime e anche negli Stati cosiddetti democratici emergono denunce di tali pratiche disumane. Insomma nessuno è al riparo, Europa e Italia incluse, e questo nonostante le varie commemorazioni per la giornata mondiale contro la tortura, il 26 giugno di ogni anno, o le ratifiche della Convenzione Onu del 1984.

Nel nostro paese, ad esempio -lo ha ricordato giorni fa su Aprile on-line Patrizio Gonnella Presidente dell'Associazione Antigone, cosi come  lo ricordano quotidianamente le molte associazioni impegnate per il rispetto dei diritti e della dignità umani- manca un articolo specifico del codice penale che definisca e sanzioni la tortura come crimine.

Un disegno di legge per l'introduzione del reato di tortura in realtà era stato presentato e approvato dalla Camera dei deputati il 13 dicembre del 2006, ma a tutt'oggi l'iter per l'approvazione definitiva resta bloccato al Senato che ancora pare debba decidere sulla calendarizzazione della discussione in aula. Eppure l'Italia aveva ratificato la Convenzione ONU già dal 3 novembre 1988 dando vita così a ben venti anni di inadempienza di un obbligo giuridico internazionale, più volte sollecitato sia dal Comitato sui diritti umani istituito dal Patto sui diritti civili e politici che dal Comitato istituito dalla Convenzione europea per la prevenzione della tortura che per ben due volte ha sottolineato come fosse necessario supplire a tale lacuna normativa. La scorsa settimana una delegazione del Comitato per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti del Consiglio d'Europa (Cpt) ha condotto un intenso e articolato programma di sopralluoghi che ha coinvolto diverse strutture su tutto il territorio nazionale italiano, forse attirata dall'emergenza carceri, tornate ad esplodere per sovraffollamento dopo la strumentalizzata 'trovata dell'indulto' e dove la cronaca parla di detenuti attaccati ai pali per mancanza di spazi, o forse allarmata dall'emergenza democratica, con i pestaggi e le aggressioni a rom, omosessuali e chiunque appaia come diverso o forse per nessuna di queste ragioni: in ogni caso bisogna aspettare l'uscita del rapporto della loro visita.  Rimane un fatto comunque che il titolare del Viminale abbia delegato un sottosegretario, Michelino Davico a fare gli onori di casa con la delegazione internazionale e le sole sue dichiarazioni alla stampa affermano -un po' stancamente- che "la tutela dei diritti e delle libertà rappresenta per noi un impegno che viene portato avanti costantemente in piena collaborazione con le Istituzioni internazionali".

Sì, stancamente e anche falsamente, se a distanza di venti anni ancora non esiste nel codice penale italiano il crimine della tortura. Oppure il sottosegretario e -perché no ?- lo stesso titolare del Ministero dell'Interno, Roberto Maroni, dopo la visita della delegazione del Cpt s'impegneranno  per una 'piena collaborazione con le Istituzioni internazionali', in primis facendo pressioni per un'accelerazione per l'introduzione del reato di tortura nei nostri ordinamenti ma anche di una legge sul diritto d'asilo di cui tuttora siamo sprovvisti e che insieme alla tortura rappresenta un'enorme lacuna giuridica del nostro paese.

Nel frattempo almeno i parlamentari dell'opposizione potrebbero attivarsi per un iter veloce al Senato.  Perché, la tortura è inaccettabile: uccide non solo l'umanità del prigioniero ma anche quella del torturatore. Dal legislatore, invece, e dallo Stato, per contrastarla ci si aspetta etica, severità e intransigenza.