Introduzione

La guerra l’ho sentita nella pancia di mia madre, sono nata alla fine del ’40, nella Val d’Ossola, al confine con la Svizzera e prima repubblica nata dalla Resistenza.

Mio padre ha fatto il partigiano. Di fronte alla mia ammirazione diceva: “Mai più guerra!”.

Anche da qui nascono le mie ragioni, per andare oltre i confini, per un mondo libero dalle ingiustizie, dalla povertà, dalla violenza.

La scelta di una politica fondata sulla non violenza e la mediazione dei conflitti ha attraversato tutte le mie esperienze, da quelle sindacali al mio impegno per il diritto dei popoli, degli individui alla libertà e alla liberazione, e come portavoce nazionale dell’associazione per la pace e nelle Donne in nero contro la guerra.

A partire dal 1980, durante il terremoto in Irpinia, nell’Associazione Italia Nicaragua, e in quella per la Pace, ho coniugato scelte politiche, relazioni e progetti di solidarietà con donne e uomini di molti paesi del mondo: ricerca di soluzioni pacifiche alla guerra, lotta contro i nazionalismi, costruzione di una politica internazionale alternativa che si fonda su una diplomazia dal basso, che è altro dalla politica degli Stati, perché pratica la solidarietà concreta, nel riconoscimento delle disparità e differenze delle condizioni di vita.

Nel mio percorso individuale e collettivo mi sono misurata in luoghi di conflitto entro e oltre i confini, praticando in ogni luogo anche la specificità dell’essere donna, nel riconoscimento dei diritti di ciascuno/a: nelle rivendicazioni sindacali con le donne contro la mafia, contro l’apartheid in Sud Africa, con uomini e donne palestinesi e israeliane per il diritto dei palestinesi ad un loro stato in coesistenza con lo stato israeliano, con il popolo curdo, nella ex Jugoslavia, per i diritti degli albanesi del Kosovo all’autonomia, per la cura e l’accoglienza a tutte le vittime della guerra.

La passione e la ragione perché nessuno muoia per fame o per mancanza d’acqua o per mano di eserciti o di bande armate. Il mondo della pace e della giustizia sociale ha i colori dell’arcobaleno.

L. M.